Il futuro di Schengen

La libera circolazione delle persone è un diritto fondamentale garantito dall’UE ai suoi cittadini. Ogni cittadino europeo ha il diritto di viaggiare, lavorare e vivere in qualsiasi paese dell’UE senza particolari formalità. La cooperazione tra stati Schengen attua questa libertà permettendo ai cittadini di attraversare le frontiere interne senza sottoporli a controlli. Lo spazio Schengen garantisce la libera circolazione di oltre 400 milioni di cittadini europei, così come di molti cittadini extracomunitari, uomini d’affari, turisti o altre persone legalmente presenti sul territorio dell’UE.

Schengen è una città del Lussemburgo in cui è stato firmato l’accordo nel 1985. Esso è entrato in vigore nel 1995 tra i primi paesi membri: Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

Oggi i paesi Schengen sono 26 – 22 Stati membri dell’UE e quattro extra-UE. Quei quattro sono: Islanda e Norvegia (dal 2001), Svizzera (dal 2008) e Liechtenstein (dal 2011).

Dopo i primi sette paesi firmatari si sono aggiunti: Italia e Austria nel 1997, la Grecia nel 2000, e nei paesi del Nord Europa nel 2001. Altri nove paesi si sono aggiuni nel 2007, dopo l’allargamento a est dell’Unione europea nel 2004: Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lituania , Lettonia, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia. Solo sei dei 28 Stati membri dell’UE sono al di fuori della zona di Schengen – Bulgaria, Croazia, Cipro, Irlanda, Romania e Regno Unito.

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Gli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi da parte dei jihadisti dello Stato Islamico (IS), che hanno causato 130 morti, così come i più recenti attacchi a Bruxelles del 22 marzo 2016, con almeno 31 morti e 270 feriti, hanno indotto un’urgente revisione. I fatti che allarmano maggiormente sono: la facilità con cui gli assassini di Parigi hanno valicato il confine francese dal Belgio, dove si continuano a cercare le menti del terrorismo e che alcuni fossero entrati nell’UE con folle di migranti attraverso la Grecia.

Nel 2015 l’afflusso di più di un milione di migranti – molti dei quali rifugiati siriani – ha notevolmente aumentato la pressione su Schengen.

Uno dopo l’altro, gli stati dell’Unione Europea hanno ristabilito nuovi controlli temporanei alle frontiere (Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia, Austria, Germania, Francia).

Nel mese di dicembre la Commissione europea ha proposto un importante emendamento agli accordi di Schengen, che dovrebbe diventare legge al più presto.

I dati della maggior parte dei viaggiatori non-europei che attraversano le frontiere esterne dell’UE vengono confrontati con i database della polizia, il cambiamento principale è che la regola verrà applicata anche ai cittadini dell’UE, che fino ad ora ne erano esenti. La stessa cosa avverrà per i cittadini di paesi terzi che hanno un visto Schengen e che in genere non subivano controlli d’identità spostandosi nell’eurozona. Già dagli ultimi attacchi a Parigi tali controlli sono diventati più comuni.

L’area Schengen sembra quindi essere minacciata dagli ultimi avvenimenti, ma l’accordo rappresenta un risultato fondamentale per l’identità europea e per le sue politiche di integrazione, l’ emendamento dunque non andrà ad inficiare il principio fondamentale della libera circolazione delle persone, ma piuttosto mirerà a rafforzare i controlli sui viaggiatori non-UE e UE all’interno dell’eurozona.

Allo stesso modo, gli stati che hanno ripristinato i controlli delle frontiere, hanno adottano questa soluzione su base temporanea, secondo le “circostanze eccezionali” stabilite dall’Articolo 26 del Codice Schengen sulle Frontiere, ma nessuno stato ad ora chiede la fine di Schengen.

 

Fonti: European Commision – Immigrazione e gli affari interni
BBC News – http://www.bbc.com/news/world-europe-13194723

Cristina Bianchi
NOS Relocation Team